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Sentenze della Corte di Giustizia dell'UE

VIII COMMISSIONE (AMBIENTE, TERRITORIO E LAVORI PUBBLICI)

  • Sentenza della Corte (Sesta Sezione) del 16 luglio 2020
    WWF Italia o.n.l.u.s. e a. contro Presidenza del Consiglio dei Ministri e Azienda Nazionale Autonoma Strade SpA (ANAS)

    Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
    Rinvio pregiudiziale - Ambiente - Direttiva 92/43/UEE - Articolo 6 - Conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche - Zone speciali di conservazione - Realizzazione di una tratta stradale - Valutazione dell'incidenza di tale progetto sulla zona speciale di conservazione interessata - Autorizzazione - Motivi imperativi di rilevante interesse pubblico

    Causa n.: C-411/19
    Data di assegnazione: 02/09/2020
    La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull'interpretazione dell'articolo 6 della Direttiva 92/43/CEE, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. La domanda è stata presentata in merito alla legittimità della delibera del 1 dicembre 2017, con la quale il Consiglio dei Ministri ha adottato il provvedimento di compatibilità ambientale del progetto preliminare di collegamento stradale a nord di Roma (Italia), secondo il «tracciato verde», tra Monte Romano Est (Italia) e Tarquinia Sud (Italia), e della delibera del 28 febbraio 2018, con la quale il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) ha approvato tale progetto preliminare. Il progetto preliminare era stato oggetto di un parere negativo della commissione del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio e del mare preposta alla valutazione ambientale, con la motivazione della mancanza di uno studio approfondito dell'incidenza ambientale e del coinvolgimento di un sito di importanza comunitaria, inserito nella rete di aree protette Natura 2000, la zona ?Fiume Mignone (basso corso)?. Secondo la Corte di Giustizia, la normativa dello Stato membro che consente di superare il parere negativo dell'autorità competente in materia ambientale, in merito alla realizzazione di un'opera infrastrutturale, di rilevante interesse nazionale e che coinvolga un'area naturale protetta, è compatibile con il diritto europeo e in particolare con la citata direttiva 92/43/CEE. In particolare, la sesta sezione della Corte ha dichiarato che: 1) l'articolo 6 della direttiva 92/43/CEE del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali della flora e della fauna selvatiche, dev'essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa nazionale che consente la prosecuzione, per imperativi motivi di interesse pubblico, della procedura di autorizzazione di un piano o di un progetto la cui incidenza su una zona speciale di conservazione non possa essere mitigata e sul quale l'autorità pubblica competente abbia già espresso parere negativo, a meno che non esista una soluzione alternativa che comporta minori inconvenienti per l'integrità della zona interessata, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare; 2) qualora un piano o un progetto abbia formato oggetto, in applicazione dell'articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 92/43, di una valutazione negativa quanto alla sua incidenza su una zona speciale di conservazione e lo Stato membro interessato abbia comunque deciso, ai sensi del paragrafo 4 di detto articolo, di realizzarlo per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, l'articolo 6 di tale direttiva deve essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa nazionale che consente che detto piano o progetto, dopo la sua valutazione negativa ai sensi del paragrafo 3 di detto articolo e prima della sua adozione definitiva in applicazione del paragrafo 4 del medesimo, sia completato con misure di mitigazione della sua incidenza su tale zona e che la valutazione di detta incidenza venga proseguita. L'articolo 6 della direttiva 92/43 non osta invece, nella stessa ipotesi, a una normativa che consente di definire le misure di compensazione nell'ambito della medesima decisione, purchè siano soddisfatte anche le altre condizioni di attuazione dell'articolo 6, paragrafo 4, di tale direttiva; 3) la direttiva 92/43 dev'essere interpretata nel senso che essa non osta a una normativa nazionale che prevede che il soggetto proponente realizzi uno studio sull'incidenza del piano o del progetto di cui trattasi sulla zona speciale di conservazione interessata, sulla base del quale l'autorità competente procede alla valutazione di tale incidenza. Tale direttiva osta invece a una normativa nazionale che consente di demandare al soggetto proponente di recepire, nel piano o nel progetto definitivo, prescrizioni, osservazioni e raccomandazioni di carattere paesaggistico e ambientale dopo che quest'ultimo abbia formato oggetto di una valutazione negativa da parte dell'autorità competente, senza che il piano o il progetto così modificato debba costituire oggetto di una nuova valutazione da parte di tale autorità; 4) La direttiva 92/43 dev'essere interpretata nel senso che essa, pur lasciando agli Stati membri il compito di designare l'autorità competente a valutare l'incidenza di un piano o di un progetto su una zona speciale di conservazione nel rispetto dei criteri enunciati dalla giurisprudenza della Corte, osta invece a che una qualsivoglia autorità prosegua o completi tale valutazione, una volta che quest'ultima sia stata realizzata.
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  • Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 26 settembre 2019
    Vitali SpA contro Autostrade per l'Italia SpA

    Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia
    Rinvio pregiudiziale - Articoli 49 e 56 TFUE - Aggiudicazione degli appalti pubblici - Direttiva 2014/24/UE - Articolo 71 - Subappalto - Normativa nazionale che limita la possibilità di subappaltare nella misura del 30% dell'importo complessivo del contratto

    Causa n.: C-63/18
    Data di assegnazione: 30/12/2019
    La Corte ha dichiarato che la direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE, come modificata dal regolamento delegato (UE) 2015/2170 della Commissione, del 24 novembre 2015, deve essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che limita al 30 per cento la parte dell'appalto che l'offerente è autorizzato a subappaltare a terzi.
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  • Sentenza della Corte (Sesta Sezione) dell' 8 maggio 2019
    Associazione 'Verdi Ambiente e Società - Aps Onlus' (VAS) e 'Movimento Legge Rifiuti Zero per l'Economia Circolare' Aps contro Presidente del Consiglio dei Ministri e altri

    Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
    Rinvio pregiudiziale - Ambiente - Direttiva 2008/98/UE - Recupero o smaltimento dei rifiuti - Istituzione di un sistema integrato di gestione dei rifiuti che garantisca l'autosufficienza nazionale - Realizzazione di impianti di incenerimento o incremento della capacità degli impianti esistenti - Qualifica degli impianti di incenerimento come 'infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale' - Rispetto del principio della 'gerarchia dei rifiuti' - Direttiva 2001/42/UE - Necessità di procedere ad una "valutazione ambientale"
    Causa C-305/18

    Data di assegnazione: 11/06/2019
    La Corte ha dichiarato che il principio della «gerarchia dei rifiuti», di cui all'articolo 4 della direttiva 2008/98/CE, relativa ai rifiuti, alla luce dell'articolo 13 di tale direttiva, non osta a una normativa nazionale che qualifica gli impianti di incenerimento dei rifiuti come «infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale», purché tale normativa sia compatibile con le altre disposizioni della direttiva che prevedono obblighi più specifici, e che gli articoli 2, lettera a), e 3, paragrafi 1 e paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2001/42/CE, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente, devono essere interpretati nel senso che una normativa nazionale, costituita da una normativa di base e da una normativa di esecuzione, che determina in aumento la capacità degli impianti di incenerimento dei rifiuti esistenti e che prevede la realizzazione di nuovi impianti di tale natura, rientra nella nozione di «piani e programmi», ai sensi di tale direttiva, qualora possa avere effetti significativi sull'ambiente e deve, di conseguenza, essere soggetta ad una valutazione ambientale preventiva
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  • Sentenza della Corte (Nona Sezione) del 2 maggio 2019
    Lavorgna Srl contro Comune di Montelanico e a.

    Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
    Rinvio pregiudiziale - Aggiudicazione degli appalti pubblici - Direttiva 2014/24/UE - Costi della manodopera - Esclusione automatica dell'offerente che non ha indicato separatamente nell'offerta detti costi - Principio di proporzionalità

    Causa n.: C-309/18
    Data di assegnazione: 11/06/2019
    La Corte ha dichiarato che i princìpi della certezza del diritto, della parità di trattamento e di trasparenza, quali contemplati nella direttiva 2014/24/UE, sugli appalti pubblici, non ostano a una normativa nazionale secondo la quale la mancata indicazione separata dei costi della manodopera, in un'offerta economica presentata nell'ambito di una procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico, comporta l'esclusione della medesima offerta senza possibilità di soccorso istruttorio, anche nell'ipotesi in cui l'obbligo di indicare i suddetti costi separatamente non fosse specificato nella documentazione della gara d'appalto, sempreché tale condizione e tale possibilità di esclusione siano chiaramente previste dalla normativa nazionale relativa alle procedure di appalti pubblici espressamente richiamata in detta documentazione. Tuttavia, se le disposizioni della gara d'appalto non consentono agli offerenti di indicare i costi in questione nelle loro offerte economiche, i princìpi di trasparenza e di proporzionalità non ostano alla possibilità di consentire agli offerenti di sanare la loro situazione e di ottemperare agli obblighi previsti dalla normativa nazionale in materia entro un termine stabilito dall'amministrazione aggiudicatrice
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  • Sentenza della Corte (Ottava Sezione) del 19 dicembre 2018
    Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - Antitrust e Coopservice Soc. coop. arl contro Azienda Socio-Sanitaria Territoriale della Vallecamonica - Sebino (ASST) e a.

    Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Consiglio di Stato
    Rinvio pregiudiziale - Direttiva 2004/18/UE - Articolo 1, paragrafo 5 - Articolo 32, paragrafo 2 - Appalti pubblici di lavori, forniture e servizi - Accordi quadro - Clausola di estensione dell'accordo quadro ad altre amministrazioni aggiudicatrici - Principi di trasparenza e di parità di trattamento degli operatori economici - Assenza di determinazione del volume degli appalti pubblici successivi o determinazione mediante riferimento all'ordinario fabbisogno delle amministrazioni aggiudicatrici non firmatarie dell'accordo quadro - Divieto
    Causa C-216/17

    Data di assegnazione: 22/01/2019
    La Corte ha dichiarato che, in base all'articolo 1, paragrafo 5, e all'articolo 32, paragrafo 2, quarto comma, della direttiva 2004/18/CE, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, un'amministrazione aggiudicatrice può agire per se stessa e per altre amministrazioni aggiudicatrici, chiaramente individuate, che non siano direttamente parti di un accordo quadro, purché i requisiti di pubblicità e di certezza del diritto e, pertanto, di trasparenza siano rispettati. Ha, altresì, escluso la possibilità che le amministrazioni aggiudicatrici che non siano firmatarie di tale accordo quadro non determinino la quantità delle prestazioni che potranno essere richieste all'atto della conclusione da parte loro degli accordi che gli danno esecuzione o che la determinino mediante riferimento al loro ordinario fabbisogno, pena violare i princìpi di trasparenza e di parità di trattamento degli operatori economici interessati alla conclusione di tale accordo quadro.
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  • Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 28 novembre 2018
    Amt Azienda Trasporti e Mobilità SpA e a. contro Atpl Liguria - Agenzia regionale per il trasporto pubblico locale SpA e Regione Liguria

    Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria
    Rinvio pregiudiziale - Appalti pubblici - Procedure di ricorso - Direttiva 89/665/UEE - Articolo 1, paragrafo 3 - Direttiva 92/13/UEE - Articolo 1, paragrafo 3 - Diritto di proporre ricorso subordinato alla condizione di aver presentato un'offerta nell'ambito della procedura di aggiudicazione dell'appalto

    Causa n.: C-328/17
    Data di assegnazione: 13/12/2018
    La Corte ha dichiarato che l'articolo 1, paragrafo 3, della direttiva 89/665/CEE, in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture e di lavori, e l'articolo 1, paragrafo 3, della direttiva 92/13/CEE in materia di procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e di energia e degli enti che forniscono servizi di trasporto nonché degli enti che operano nel settore delle telecomunicazioni, non ostano a una disposizione nazionale che non consente agli operatori economici di proporre un ricorso contro le decisioni dell'amministrazione aggiudicatrice relative a una procedura d'appalto alla quale essi hanno deciso di non partecipare poiché la normativa applicabile a tale procedura rendeva molto improbabile che fosse loro aggiudicato l'appalto in questione
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  • Sentenza della Corte (seconda sezione) del 18 ottobre 2018
    Legatoria editoriale Giovanni Olivotto (L.E.G.O.) Spa contro  Gestore dei servizi energetici (GSE) Spa e altri

    Rinvio pregiudiziale – Ambiente – Promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili – Bioliquidi utilizzati per un impianto termoelettrico – Direttiva 2009/28/CE – Articolo 17 – Criteri di sostenibilità per i bioliquidi – Articolo 18 – Sistemi nazionali di certificazione della sostenibilità – Decisione di esecuzione 2011/438/UE – Sistemi volontari di certificazione della sostenibilità dei biocarburanti e dei bioliquidi approvati dalla Commissione europea – Normativa nazionale che prevede l'obbligo per gli operatori intermedi di presentare i certificati di sostenibilità – Articolo 34 TFUE – Libera circolazione delle merci

    Causa n.: C-242/17
    Data di assegnazione: 26/11/2018
    La Corte ha dichiarato compatibile con la direttiva 2009/28/CE, sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, la normativa nazionale che impone agli operatori economici, per la certificazione della sostenibilità dei bioliquidi, oneri specifici, diversi e più ampi rispetto a quelli previsti da un sistema volontario di certificazione della sostenibilità, quale il sistema International Sustainability and Carbon Certification (ISCC), nella misura in cui tale sistema è stato approvato soltanto per i biocarburanti e gli oneri suddetti riguardano soltanto i bioliquidi, e che impone un sistema nazionale di verifica della sostenibilità dei bioliquidi, secondo cui tutti gli operatori economici che intervengono nella catena di consegna del prodotto considerato, anche quando si tratti di intermediari che non conseguono alcuna disponibilità fisica delle partite di bioliquidi, sono tenuti a rispettare taluni obblighi di certificazione, di comunicazione e di informazione scaturenti da detto sistema.
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  • Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 12 luglio 2018
    VAR Srl e Azienda Trasporti Milanesi SpA (ATM) contro Iveco Orecchia SpA

    Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Consiglio di Stato
    Rinvio pregiudiziale - Appalti pubblici - Direttiva 2004/17/UE - Articolo 34 - Fornitura di ricambi per vetture autofiloviarie - Specifiche tecniche - Prodotti equivalenti - Possibilità di fornire la prova dell'equivalenza dopo l'aggiudicazione dell'appalto

    Causa n.: C-14/17
    Data di assegnazione: 26/11/2018
    La Corte ha dichiarato che, in base all'articolo 34, paragrafo 8, della direttiva 2004/17/CE, che coordina le procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e di energia, degli enti che forniscono servizi di trasporto e servizi postali, quando le specifiche tecniche che figurano nei documenti dell'appalto fanno riferimento a un marchio, a un'origine o a una produzione specifica, l'ente aggiudicatore deve esigere che l'offerente fornisca, già nella sua offerta, la prova dell'equivalenza dei prodotti che propone rispetto a quelli definiti nelle citate specifiche tecniche.
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  • Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 31 maggio 2018
    Commissione europea contro Repubblica italiana

    Inadempimento di uno Stato - Raccolta e trattamento delle acque reflue urbane - Direttiva 91/271/UEE - Articoli 3, 4 e 10 - Sentenza della Corte che constata un inadempimento - Mancata esecuzione - Articolo 260, paragrafo 2, TFUE - Sanzioni pecuniarie - Penalità e somma forfettaria

    Causa n.: C-251/17
    Data di assegnazione: 26/11/2018

    La Corte, dichiarandola inadempiente agli obblighi derivanti dall'articolo 260, paragrafo 1, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), ha condannato l'Italia per non aver adottato tutte le misure necessarie per l'esecuzione della sentenza del 19 luglio 2012, causa C-565/10, in materia di trattamento delle acque reflue urbane, al pagamento alla Commissione europea di una somma forfettaria di 25 milioni di euro, nonché di una penalità di 30.112.500 euro per ciascun semestre di ritardo nell'attuazione delle misure necessarie per ottemperare alla sentenza.

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  • Sentenza della Corte (Nona Sezione) del 19 aprile 2018
    Consorzio Italian Management e Catania Multiservizi SpA contro Rete Ferroviaria Italiana SpA

    Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Consiglio di Stato
    Rinvio pregiudiziale - Procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e di energia, degli enti che forniscono servizi di trasporto e servizi postali - Direttiva 2004/17/UE - Obbligo di revisione del prezzo dopo l'aggiudicazione dell'appalto - Mancanza di un siffatto obbligo nella direttiva 2004/17/UE o derivante dai principi generali sottesi all'articolo 56 TFUE e alla direttiva 2004/17/UE - Servizi di pulizia e di mantenimento del decoro collegati all'attività di trasporto ferroviario - Articolo 3, paragrafo 3, TUE - Articoli 26, 57, 58 e 101 TFUE - Mancanza di precisazioni sufficienti sul contesto di fatto della controversia nel procedimento principale nonché sulle ragioni che giustificano la necessità di una risposta alle questioni pregiudiziali - Irricevibilità - Articolo 16 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea - Disposizioni del diritto nazionale che non attuano il diritto dell'Unione - Incompetenza

    Causa n.: C-152/17
    Data di assegnazione: 26/11/2018
    La Corte ha dichiarato che la direttiva 2004/17/CE, che coordina le procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e di energia, degli enti che forniscono servizi di trasporto e servizi postali, e i princìpi generali ad essa sottesi devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a norme di diritto nazionale che non prevedono la revisione periodica dei prezzi dopo l'aggiudicazione di appalti rientranti nei settori considerati da tale direttiva
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  • Sentenza della Corte (Nona Sezione) del 19 aprile 2018
    Oftalma Hospital Srl contro Commissione Istituti Ospitalieri Valdesi (CIOV) e Regione Piemonte

    Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Corte suprema di cassazione
    Rinvio pregiudiziale - Appalti pubblici di servizi - Servizi sanitari e sociali - Attribuzione al di fuori delle regole di aggiudicazione degli appalti pubblici - Necessità di rispettare i principi di trasparenza e di parità di trattamento - Nozione di "interesse transfrontaliero certo" - Direttiva 92/50/UEE - Articolo 27

    Causa n.: C-65/17
    Data di assegnazione: 26/11/2018
    La Corte ha dichiarato che un'amministrazione aggiudicatrice, qualora attribuisca un appalto pubblico di servizi che ricade sotto l'articolo 9 della direttiva 92/50/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi, è tenuta a conformarsi anche alle norme fondamentali e ai principi generali del TFUE, e in particolare ai princìpi di parità di trattamento e di non discriminazione in base alla nazionalità, nonché all'obbligo di trasparenza che ne deriva, a condizione che, alla data della sua attribuzione, tale appalto presenti un carattere transfrontaliero certo, e che l'articolo 27, paragrafo 3, della direttiva 92/50/CEE deve essere interpretato nel senso che esso non si applica agli appalti pubblici di servizi rientranti nell'allegato I B di tale direttiva
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