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Sentenze della Corte di Giustizia dell'UE

X COMMISSIONE (ATTIVITA' PRODUTTIVE, COMMERCIO E TURISMO)

  • Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 15 aprile 2021
    Federazione nazionale delle imprese elettrotecniche ed elettroniche (Anie) e a. contro Ministero dello Sviluppo Economico e Gestore dei servizi energetici (GSE) SpA

    Domande di pronuncia pregiudiziale proposte dal Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

    Rinvio pregiudiziale – Ambiente – Articoli 16 e 17 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea – Principi della certezza del diritto e della tutela del legittimo affidamento – Trattato sulla Carta dell'energia – Articolo 10 – Applicabilità – Direttiva 2009/28/CE – Articolo 3, paragrafo 3, lettera a) – Promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili – Produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici – Modifica di un regime di sostegno

    Causa n.: C-798/18
    Data di assegnazione: 12/05/2021

    Le domande sono state presentate nell'ambito di controversie sorte tra, da un lato, nella causa C 798/18, la Federazione nazionale delle imprese elettrotecniche ed elettroniche (Anie) nonché 159 imprese che producono energia elettrica da impianti fotovoltaici e, nella causa C 799/18, l'Athesia Energy Srl nonché altre 15 imprese operanti nello stesso settore e, dall'altro lato, il Ministero dello Sviluppo economico (Italia) e il Gestore dei servizi energetici (GSE) SpA, in merito all'annullamento dei decreti attuativi delle disposizioni legislative nazionali che prevedono una revisione delle tariffe incentivanti per la produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici e delle relative modalità di pagamento.

    Il regime italiano di incentivi alla produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici è stato infatti modificato dall'articolo 26 del decreto-legge n. 91/2014 (cd. Spalma-incentivi), attuato con decreti ministeriali del 16 e del 17 ottobre 2014, di cui i ricorrenti nei procedimenti principali chiedono l'annullamento dinanzi al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio (Italia).

    Il giudice del rinvio ritiene che detto articolo 26 possa essere contrario al diritto dell'Unione, avendo ridotto le tariffe e modificato le modalità di pagamento di incentivi già assegnati e confermati mediante convenzioni concluse individualmente dal GSE con i gestori degli impianti fotovoltaici, che indicano le tariffe incentivanti concrete e le modalità specifiche del loro pagamento per un periodo di 20 anni.

    La Corte rileva che le convenzioni tra i gestori di impianti fotovoltaici interessati e il GSE erano concluse sulla base di "contratti-tipo" che non assegnavano di per sé incentivi agli impianti stessi, ma fissavano unicamente le modalità della loro erogazione, e che, per le convenzioni concluse dopo il 31 dicembre 2012, il GSE si riservava il diritto di modificare unilateralmente le condizioni di queste ultime a seguito di eventuali sviluppi normativi. Detti elementi costituivano, quindi, un'indicazione sufficientemente chiara per gli operatori economici nel senso che gli incentivi in questione potevano essere modificati o soppressi.

    La Corte aggiunge inoltre che le misure previste dall'articolo 26, commi 2 e 3, del decreto- legge n. 91/2014 non incidono sugli incentivi già erogati, ma sono applicabili a decorrere dall'entrata di tale decreto-legge e unicamente agli incentivi previsti, ma non ancora dovuti.

    La Corte, pertanto, dichiara che, fatte salve le verifiche che spetta al giudice del rinvio effettuare tenendo conto di tutti gli elementi rilevanti, l'articolo 3, paragrafo 3, lettera a), della direttiva 2009/28 e gli articoli 16 e 17 della Carta, letti alla luce dei principi della certezza del diritto e della tutela del legittimo affidamento, devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una normativa nazionale che prevede la riduzione o il rinvio del pagamento degli incentivi per l'energia prodotta dagli impianti solari fotovoltaici, incentivi precedentemente concessi mediante decisioni amministrative e confermati da apposite convenzioni concluse tra gli operatori di tali impianti e una società pubblica, qualora tale normativa riguardi gli incentivi già previsti, ma non ancora dovuti.

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  • Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 15 aprile 2021
    Techbau SpA contro Azienda Sanitaria Locale AL Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale ordinario di Torino Rinvio pregiudiziale – Lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali – Direttiva 2000/35/CE – Nozione di "transazione commerciale" – Nozioni di "consegna di merci" e di "prestazione di servizi" – Articolo 1 e articolo 2, punto 1, primo comma – Appalto pubblico di lavori

    Causa n.: C-299/19
    Data di assegnazione: 17/12/2020
    La Corte di giustizia dell'UE si pronuncia sulla corretta interpretazione della direttiva 2000/35 relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. La domanda di pronuncia pregiudiziale è stata presentata dal Tribunale di Torino nell'ambito di una controversia tra la Techbau SpA e l'Azienda Sanitaria Locale AL (ente pubblico incaricato del servizio di sanità pubblica di Alessandria, Italia) in relazione al pagamento di interessi di mora sull'importo dovuto per l'esecuzione di un appalto avente ad oggetto la realizzazione di un blocco operatorio per un ospedale. La questione sollevata, in sostanza, è diretta a stabilire se l'articolo 2, punto 1, primo comma, della direttiva citata debba essere interpretato nel senso che un appalto pubblico di lavori costituisce una transazione commerciale, ai sensi di tale disposizione, e rientra quindi nell'ambito di applicazione ratione materiae di detta direttiva. In particolare la direttiva definisce transazioni commerciali i contratti tra imprese ovvero tra imprese e pubbliche amministrazioni che comportano la consegna di merci o la prestazione di servizi, contro pagamento di un prezzo. In sintesi nell'ambito della controversia innanzi al Tribunale ordinario di Torino è sorto il dubbio se un appalto pubblico di lavori potesse considerarsi estraneo al concetto di transazione commerciale testé indicato con conseguente disapplicazione della direttiva contro i ritardi nei pagamenti. Declinata sul piano del giudizio di compatibilità tra diritto dell'UE e quello nazionale, il Tribunale di Torino ha pertanto chiesto alla Corte se l'articolo 2, punto 1 della direttiva [2000/35] ostasse a una normativa nazionale, come l'articolo 2 comma 1, lettera a) del decreto legislativo n. 231 del 2002, che esclude dalla nozione di ?transazione commerciale? – intesa come contratti che ?comportano, in via esclusiva o prevalente, la consegna di merci o la prestazione di servizi, contro il pagamento di un prezzo? – e quindi dal proprio campo di applicazione il contratto di appalto di opera, indifferentemente pubblico o privato, e specificamente l'appalto pubblico di lavori ai sensi del diritto europeo. La Corte affronta la questione anzitutto dal punto di vista del tenore letterale della norma in questione. Occorrono due condizioni affinché un'operazione sia sussumibile nella nozione di transazione commerciale: essa deve essere, in primo luogo, effettuata tra imprese ovvero tra imprese e pubbliche amministrazioni e, in secondo luogo, ?comportare la consegna di merci o la prestazione di servizi, contro pagamento di un prezzo?. Con riferimento alla seconda condizione, la Corte precisa che da diverse disposizioni della direttiva citata emerge che la seconda condizione (consegna di merci o prestazioni di servizio dietro pagamento di un prezzo) è applicabile ad ogni pagamento effettuato a titolo di corrispettivo in transazioni commerciali, comprese quelle tra imprese e pubbliche amministrazioni, ad esclusione dei contratti con consumatori e di altri tipi di pagamenti individuati dalla direttiva stessa. Poiché le transazioni riguardanti gli appalti pubblici di lavori non rientrano nel novero delle materie escluse, esse devono rientrare nell'ambito di applicazione ratione materiae di detta direttiva. La Corte precisa che l'impiego, nella disposizione citata, dei termini «che comportano», al fine di descrivere il nesso che deve sussistere tra, da un lato, le «transazioni» e, dall'altro, la «consegna di merci» o la «prestazione di servizi», mette in evidenza che una transazione che non ha per oggetto la consegna di merci o la prestazione di servizi può nondimeno rientrare nella nozione di «transazione commerciale», ai sensi di tale disposizione, qualora una transazione del genere dia effettivamente luogo a una consegna o a una prestazione siffatte. La Corte impiega altresì argomenti di carattere sistemico per confermare tale indirizzo giurisprudenziale. In particolare, alla luce delle definizioni del Trattato sul funzionamento dell'UE in materia di libertà fondamentali, e della relativa giurisprudenza, è indubbio che un contratto d'appalto avente ad oggetto l'esecuzione di un'opera o di lavori, e un appalto pubblico di lavori, implichi la consegna di merci o la prestazioni di servizi. Infine la Corte sottolinea che l'esclusione di una parte non trascurabile delle transazioni commerciali, vale a dire quelle relative agli appalti pubblici di lavori, dal beneficio dei meccanismi di lotta contro i ritardi di pagamento previsti dalla direttiva 2000/35, da un lato, contrasterebbe con l'obiettivo di tale direttiva, enunciato al suo considerando 22, secondo cui la stessa deve disciplinare tutte le transazioni commerciali, a prescindere dal fatto che esse siano effettuate tra imprese pubbliche o private o tra imprese e autorità pubbliche. Dall'altro lato, una siffatta esclusione avrebbe necessariamente la conseguenza di ridurre l'effetto utile dei suddetti meccanismi, anche rispetto alle transazioni che possono coinvolgere operatori provenienti da diversi Stati membri. In forza di tali argomenti la Corte dichiara che l'articolo 2, punto 1, primo comma, della direttiva 2000/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 giugno 2000, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, deve essere interpretato nel senso che un appalto pubblico di lavori costituisce una transazione commerciale che comporta la consegna di merci o la prestazione di servizi, ai sensi di tale disposizione, e rientra quindi nell'ambito di applicazione ratione materiae di tale direttiva.
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  • Sentenza della Corte (Settima Sezione) del 17 settembre 2020
    Burgo Group SpA contro Gestore dei Servizi Energetici SpA - GSE

    Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da Consiglio di Stato
    Rinvio pregiudiziale - Ambiente - Promozione della cogenerazione - Normativa nazionale che prevede un regime di sostegno - Regime di sostegno a favore di impianti di cogenerazione non ad alto rendimento esteso oltre il 31 dicembre 2010

    Causa n.: C-92/19
    Data di assegnazione: 06/10/2020

     

    La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull'interpretazione dell'articolo 12, paragrafo 3 della direttiva 2004/8/CE sulla promozione della cogenerazione basata su una domanda di calore utile nel mercato interno dell'energia e che modifica la direttiva 92/42/CEE. La domanda è stata presentata dal Consiglio di Stato nell'ambito della controversia tra la società Burgo Group Spa e il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) in merito al rifiuto di quest'ultimo di riconoscere a Burgo Group il beneficio di un regime di sostegno consistente nell'esenzione dall'acquisto obbligatorio dei cosiddetti "certificati verdi". 

    Si ricorda che il decreto legislativo n.79 del 1999 ha introdotto dal 2002, per produttori e importatori di energia elettrica da fonti non rinnovabili, l'obbligo di immettere ogni anno nel sistema elettrico nazionale una quota di energia elettrica da fonti rinnovabili, anche tramite l'acquisto di certificati verdi che ne attestino la produzione da parte di altri soggetti.

    Con riferimento agli impianti di cogenerazione, l'articolo 3 del decreto legislativo n. 20/2007, che ha recepito la direttiva 2004/8/CE, ha stabilito transitoriamente l'equiparazione fino al 31 dicembre 2010 delle due tipologie di impianti, di cogenerazione ad alto rendimento o "CAR" e "semplici" o "non CAR", estendendo anche a questi ultimi, gli incentivi previsti dall'articolo 11 del decreto legislativo n. 79/1999, in particolare l'esenzione dall'acquisto obbligatorio di Certificati Verdi.  

    A partire dal 1° gennaio 2011, cessato il periodo transitorio, il Gestore dei Servizi Energetici. GSE SpA ha ritenuto il regime di sostegno riservato ai soli impianti ad alto rendimento, conformi all'Allegato III della direttiva 2004/8/CE e non più operante la sua estensione agli impianti "non CAR". La società Burgo Group ha chiesto al GSE l'ammissione al beneficio per i propri impianti "non CAR", per gli anni dal 2011 al 2013 e ciascuna domanda è stata respinta.

    Con la sentenza in oggetto, la Corte di Giustizia si è pronunciata per la compatibilità con il diritto dell'UE e con la norma richiamata, di un regime di sostegno a favore di impianti di cogenerazione di energia non ad alto rendimento, c.d. "non CAR", anche una volta esaurito il regime transitorio previsto dal decreto legislativo di recepimento della direttiva 2004/8/CE.  

    Preliminarmente, la Corte ha assicurato che i regimi di sostegno nazionali non sono disciplinati dall'articolo 12, paragrafo 3, della direttiva, ma dall'articolo 7 della stessa, il quale non si limita ai soli impianti di cogenerazione ad alto rendimento.

    Pertanto, la Corte osserva che gli Stati membri possono prevedere anche in favore di impianti di cogenerazione "non CAR" regimi di sostegno come l'esonero dall'obbligo di acquisto di certificati verdi.

    Quanto alle ulteriori questioni poste dal giudice del rinvio, vale a dire la continuità del sostegno dopo il 31 dicembre 2010, la sentenza conclude che l'articolo 12, paragrafo 3, della direttiva 2004/8 deve essere interpretato nel senso che esso non osta ad una normativa nazionale che permetta ad impianti di cogenerazione non ad alto rendimento, ai sensi di tale direttiva, di continuare a beneficiare, anche dopo tale data, di un regime di sostegno alla cogenerazione che comporti l'esenzione dall'obbligo di acquistare certificati verdi.

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  • Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 28 novembre 2018
    Solvay Chimica Italia SpA e a. contro Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico

    Domande di pronuncia pregiudiziale proposte dal Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia
    Rinvio pregiudiziale - Mercato interno dell'energia elettrica - Direttiva 2009/72/UE - Sistemi di distribuzione - Articolo 28 - Sistemi di distribuzione chiusi - Nozione - Esenzioni - Limiti - Articolo 32, paragrafo 1 - Accesso di terzi - Articolo 15, paragrafo 7, e articolo 37, paragrafo 6, lettera b) - Oneri di dispacciamento
    Cause riunite C-262/17, C-263/17 e C-273/17

    Causa n.: C-262/17
    Data di assegnazione: 13/12/2018
    La Corte, dopo aver chiarito che, in base alla direttiva 2009/72/CE, relativa a norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica, sistemi costituiti a fini di autoconsumo prima della sua entrata in vigore, gestiti da un soggetto privato e connessi con la rete pubblica, costituiscono sistemi di distribuzione rientranti nell'ambito di applicazione della direttiva stessa, e che sistemi classificati da uno Stato membro come sistemi di distribuzione chiusi possono beneficiare solo delle esenzioni non previste dalla suddetta direttiva, ha dichiarato: 1) che l'articolo 32, paragrafo 1, della direttiva osta a una normativa nazionale che prevede che i sistemi di distribuzione chiusi, ai sensi dell'articolo 28, paragrafo 1, non sono soggetti all'obbligo di accesso dei terzi, ma devono unicamente consentire l'accesso ai terzi rientranti nella categoria degli utenti connettibili a tali sistemi, i quali utenti hanno un diritto di accesso alla rete pubblica; 2) che l'articolo 15, paragrafo 7, e l'articolo 37, paragrafo 6, lettera b), della direttiva ostano, in assenza di una giustificazione obiettiva, a una normativa nazionale che prevede che gli oneri di dispacciamento dovuti dagli utenti di un sistema di distribuzione chiuso siano calcolati sull'energia elettrica scambiata con tale sistema da ciascuno degli utenti dello stesso attraverso il punto di connessione della loro utenza a detto sistema, qualora sia accertato che tali utenti non si trovano nella stessa situazione degli altri utenti della rete pubblica.
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  • Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 18 ottobre 2018
    Rotho Blaas Srl contro Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

    Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Commissione tributaria di primo grado di Bolzano
    Rinvio pregiudiziale - Politica commerciale comune - Dazio antidumping definitivo su alcuni prodotti originari della Repubblica popolare cinese - Dazio antidumping giudicato incompatibile con l'Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio dall'organo di conciliazione dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC)

    Causa n.: C-207/17
    Data di assegnazione: 26/11/2018
    La Corte ha dichiarato la validità dei regolamenti (CE) n. 91/2009, (UE) n. 924/2012 e (UE) 2015/519, che istituiscono dazi antidumping definitivi su alcuni prodotti originari della Repubblica popolare cinese.
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  • Sentenza della Corte (seconda sezione) del 18 ottobre 2018
    Legatoria editoriale Giovanni Olivotto (L.E.G.O.) Spa contro  Gestore dei servizi energetici (GSE) Spa e altri

    Rinvio pregiudiziale – Ambiente – Promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili – Bioliquidi utilizzati per un impianto termoelettrico – Direttiva 2009/28/CE – Articolo 17 – Criteri di sostenibilità per i bioliquidi – Articolo 18 – Sistemi nazionali di certificazione della sostenibilità – Decisione di esecuzione 2011/438/UE – Sistemi volontari di certificazione della sostenibilità dei biocarburanti e dei bioliquidi approvati dalla Commissione europea – Normativa nazionale che prevede l'obbligo per gli operatori intermedi di presentare i certificati di sostenibilità – Articolo 34 TFUE – Libera circolazione delle merci

    Causa n.: C-242/17
    Data di assegnazione: 26/11/2018
    La Corte ha dichiarato compatibile con la direttiva 2009/28/CE, sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, la normativa nazionale che impone agli operatori economici, per la certificazione della sostenibilità dei bioliquidi, oneri specifici, diversi e più ampi rispetto a quelli previsti da un sistema volontario di certificazione della sostenibilità, quale il sistema International Sustainability and Carbon Certification (ISCC), nella misura in cui tale sistema è stato approvato soltanto per i biocarburanti e gli oneri suddetti riguardano soltanto i bioliquidi, e che impone un sistema nazionale di verifica della sostenibilità dei bioliquidi, secondo cui tutti gli operatori economici che intervengono nella catena di consegna del prodotto considerato, anche quando si tratti di intermediari che non conseguono alcuna disponibilità fisica delle partite di bioliquidi, sono tenuti a rispettare taluni obblighi di certificazione, di comunicazione e di informazione scaturenti da detto sistema.
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